EJL 2026 - La vita psichica nell’epoca dell’evanescenza: Hillman oggi
Relatore: Paulo Barone (Associazione Italiana di Psicologia Analitica, Milano)
L’idea di una vita psichica capace di superare le sue divisioni e di riunificarsi attraverso le sue vicissitudini e sofferenze deve molto al pensiero di James Hillman. A partire, infatti, dall’introduzione della nozione di inconscio da parte di Freud e di Jung che hanno relativizzato la visione centrata sulla coscienza dell’Io allora dominante, è stato soprattutto Hillman a mostrare come quest’opera di relativizzazione fosse appena agli esordi, dato che il predominio della coscienza dell’io persisteva sottilmente nel metodo stesso della psicoanalisi che s’incaricava di combatterlo. Per Hillman si è trattato così di portare a compimento il processo di de-letteralizzazione cominciato con l’introduzione dell’inconscio, trasformando ogni dualismo letterale in cui la mente è bloccata impaurita in un ponte metaforico da attraversare liberamente. Trasforma fino in fondo il tuo deposito letterale in immagini: questa la regola di Hillman, quasi una replica della tradizionale raccomandazione di vivere fino in fondo, realizzando tutte le possibilità a tua disposizione. Ma a che condizioni si dà una simile opportunità quando il tempo in cui viviamo culmina nell’evanescenza di ogni sua forma e figura? C’è un fondo, un’immagine, nell’evanescenza che contraddistingue il nostro tempo?
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Relatore: Paulo Barone (Associazione Italiana di Psicologia Analitica, Milano)
L’idea di una vita psichica capace di superare le sue divisioni e di riunificarsi attraverso le sue vicissitudini e sofferenze deve molto al pensiero di James Hillman. A partire, infatti, dall’introduzione della nozione di inconscio da parte di Freud e di Jung che hanno relativizzato la visione centrata sulla coscienza dell’Io allora dominante, è stato soprattutto Hillman a mostrare come quest’opera di relativizzazione fosse appena agli esordi, dato che il predominio della coscienza dell’io persisteva sottilmente nel metodo stesso della psicoanalisi che s’incaricava di combatterlo. Per Hillman si è trattato così di portare a compimento il processo di de-letteralizzazione cominciato con l’introduzione dell’inconscio, trasformando ogni dualismo letterale in cui la mente è bloccata impaurita in un ponte metaforico da attraversare liberamente. Trasforma fino in fondo il tuo deposito letterale in immagini: questa la regola di Hillman, quasi una replica della tradizionale raccomandazione di vivere fino in fondo, realizzando tutte le possibilità a tua disposizione. Ma a che condizioni si dà una simile opportunità quando il tempo in cui viviamo culmina nell’evanescenza di ogni sua forma e figura? C’è un fondo, un’immagine, nell’evanescenza che contraddistingue il nostro tempo?
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